|
|
Dati:
Circonferenza mt 7,55
Altezza mt 18
Chioma mt 19
Posta nella parte nord dell'abitato di Piano Vomano (TE) su un
leggero declivio, è radicata su un terrazzo aperto sulla vallata che
guarda il Gran Sasso. Le dimensioni del tronco e dell'apparato
radicale che emerge sono di dimensioni impressionanti.
L'origine del nome "a mazzocche"
deriva dal termine dialettale riferito a oggetti che hanno una
grande testa e un corpo sottile, e indica probabilmente qualcosa di
particolarmente espanso. Scampata più volte al taglio, grazie alla
sua mole, (occorreva una quantità di dinamite sproporzionata
all'utile, o non si riusciva a trovare una sega delle dimensioni
dell'albero) è forse l'unico superstite di un bosco molto più
esteso.
I segni di alcuni
fulmini sono visibili nelle cicatrici che si estendono lungo la
lunghezza del tronco che testimoniano la violenza delle saette. La
pianta è segnalata sulla cartografia IGM, ed è un punto di
riferimento o di sosta per escursionisti.
Le Roverelle
Le roverelle sono diffuse su tutto il territorio nazionale dalle
basse montagne alpine fino alla Sicilia. Occupa le pendici delle
colline più assolate e i suoli più superficiali, con accrescimento
lento e limitato. Albero a chioma espansa e depressa, con branchie
primarie nodose e robuste.
Le foglie sono alterne
di forma ovato allungata, il margine è diviso in 5-7 paia di lobi
interi e sublobati. Il picciolo è pubescente come la pagina
inferiore delle foglie più giovani. La ghianda è allungata e
protetta fino a quasi metà da una cupola a squame regolari. (Info a
cura dell'Ente Parco)
::.
Piano Vomano
(863 mt) - Frazione di Crognaleto
L'abitato è collocato lungo la cresta di uno sperone che strapiomba
sulla gola del fiume Vomano, affacciandosi scenograficamente alla
vista della catena del Gran Sasso.
Il tessuto edilizio
conserva caratteri di antichità. Le case sono costruite in pietra e
si collocano nell'arco dei secoli XVI-XIX, non escludendo per alcune
dirute una datazione anche precedente. Alcune case cinquecentesche
presentano la tipica loggia sulla scala che porta al piano di
abitazione al di sopra di stalle e rimesse; come di consueto la
loggia ha una copertura a travatura lignea sorretta agli angoli da
pilastrini squadrati con basi e capitelli geometrici.
Porte e finestre hanno
semplici cornici e mensole di davanzale in pietra, spesso arricchite
di motti e decori che attestano la presenza dell'Ordine di S.
Bernardino per l'epoca più antica e successivamente quella dei
Gesuiti.
Da visitare la Chiesa
di San Nicola XVI-XVIII sec., la cappella di S. Antonio XVIII sec.
(10'), il Centro Visita del Parco, la Quercia Mazzocca (15'). Si
possono percorrere i sentieri che portano a Crognaleto (2h 25'), a
Nerito (1h 50'), passando per i ruderi della chiesa di San Martino
(30') e per l'insediamento Italico di Colle del Vento (40') dove
sono visibili due tratti di mura in opera poligonale. (Cfr. biblio
8) ::.
Addio alla millenaria quercia
“Mazzucche” di Piano Vomano
Pubblicato il 14 Luglio 2007 alle 11:35
scritto da Alessandro Misson
La sera del 13 luglio 2007 una delle querce più grandi e longeve
d’Europa si è schiantata al suolo. La comunità di Piano Vomano di
Crognaleto è rimasta impietrita per la perdita di un monumento
naturale - simbolo dell’Abruzzo, adottato persino dal parco
Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga che ne ha fatto
luogo d’attrazione turistica.
L’Abruzzo è oggi più povero. Uno dei suoi monumenti simbolo si è
letteralmente schiantato al suolo. La millenaria “Quercia
Mazzucche”, una delle più grandi in Italia, alle 18 di sera del 13
luglio 2007 ha ceduto sotto il peso della sua imponente mole e si è
abbattuta sul giardino di Piano Vomano di Crognaleto.
Il crollo è stato preannunciato da un rumore sordo: erano le radici
che si squarciavano sotto il peso del fusto millenario, ben otto
metri di circonferenza.
L’albero che per secoli è rimasto al suo posto lungo il declivio, è
venuto giù in pochi istanti davanti ai paesani di Piano Vomano. Una
comunità stabile di circa trenta abitanti che d’estate s’ingrossa
sino a trecento persone, tutte indissolubilmente legate all’albero
simbolo della località di montagna.
Sono accorsi tutti attorno alla quercia abbattuta, nel sito di
montagna abbellito e trasformato in giardino a poche centinaia di
metri dall’abitato. Per la gente del posto, abituata a vivere
attorno alla maestosa quercia, al punto da farne luogo di ritrovo e
socialità, è stato un colpo durissimo: «Con profondo rammarico
abbiamo assistito al crollo della Quercia Mazzucche - ha dichiarato
a caldo Carmine Santarelli, Presidente della Pro-Loco di Piano
Vomano di Crognaleto - Tutta la comunità è profondamente addolorata
per l’accaduto.
E’ venuto meno il punto di forza e di maggiore attrazione turistica
di Piano Vomano. Da buon montanaro - ha proseguito Santarelli - non
mi scoraggio: il meraviglioso paesaggio, nonostante la ferita della
Quercia Mazzucche, la Muraglia Ciclopica e la chiesa monumentale
sono sempre lì e meritano di essere visitati».
La quercia era stata appena acquistata dall’Ente Parco Gran Sasso e
Monti della Laga, che l’ha valorizzata, ne ha fatto un punto
d’attrazione internazionale e l’ha resa meta di migliaia di turisti
arrivati da tutto il mondo.
Il figlio Claudio, che vive a Piano Vomano, era sotto shock: «E’
come se fosse morta una persona, il simbolo della nostra comunità -
ha affermato commosso mostrandoci le fotografie scattate subito dopo
la sciagura - E’ sempre stata lì, da quando sono bambino… e prima
ancora, anche prima di me, è sempre stata al suo posto. L’agronomo
che ha “visitato” la quercia qualche anno prima del crollo, disse
che poteva avere quasi mille anni».
Da una prima ricostruzione, sembrerebbe che il tronco si sia
spezzato alla base, al punto di congiunzione con le radici esposte
sul declivio: forse un appesantimento degli ultimi secoli, forse
parte delle radici malate e poi marcite, tutte concause che
avrebbero determinato il cedimento: «E’ davvero una bella pianta,
tutti le siamo profondamente affezionati. E’ bella anche adesso che
sta a terra. Fa impressione - commenta Claudio Santarelli - Qualche
anno prima che cascasse, l’agronomo aveva detto che la pianta era in
salute e che avrebbe potuto vivere così com’era per altri
due-trecento anni… Adesso è completamente sradicata. La cosa
importante e che non sia cascata addosso a nessuno.».
Posta su un pianoro a circa 850 m di quota, per l’eccezionalità
delle misure (una circonferenza di 8 metri per un altezza di circa
20 ed un’età minima di 500 anni) e l’indubbio valore naturalistico,
nel 2002 la quercia era stata acquistata dall’Ente Parco, insieme al
terreno circostante, per essere posta al centro di un progetto di
conservazione e di tutela legato contestualmente alla ricomposizione
dell’equilibrio faunistico - con la reintroduzione di esemplari di
cervo in una delle aree di maggior pregio ambientale del Parco - ed
alla promozione di un percorso archeologico che trova il suo
caposaldo nelle mura megalitiche di Colle del Vento.
La quercia monumentale era stata più volte in passato colpita da
fulmini e presentava le cicatrici di almeno tre folgorazioni, con
inoltre molte parti secche e marcescenti su cui proliferavano
numerosi funghi e insetti mangiatori del legno. L’acquisizione e
l’azione di tutela cui è stata sottoposta da parte del Parco nulla
hanno potuto purtroppo contro l’azione inesorabile del tempo e degli
agenti esterni.
«Il Parco, tuttavia – assicura il Commissario Stefano Allavena –
tenendo a garantire la conservazione delle peculiarità ambientali e
culturali dell’area, ha deciso, di concerto con il Corpo Forestale
dello Stato, di proteggere opportunamente l’albero caduto e di
lasciarlo in loco quale reperto di immutato valore naturalistico e
documentario, affinché continui a svolgere la sua funzione di
educazione ambientale e attrazione turistica, a tutto vantaggio del
territorio». Il Commissario, inoltre, ha dato mandato al Servizio
Agro-Silvo-Pastorale del Parco di ripiantumare nell’area un nuovo
esemplare della stessa specie, affinché nel tempo possa svilupparsi
e, anche grazie alla collocazione di leggii che descrivano la
vicenda storica dell’originaria quercia “Mazzucche”, mantenere viva
la memoria di un “genitore” le cui eccezionali dimensioni da sempre
hanno colpito l’immaginario di residenti e turisti.
Alessandro Misson
pubblicato il 13 luglio 2007, su “la Città” ::.
Info tratte dal sito
http://www.abruzzocultura.it/
|
|